Coop Up Bologna, sesto incontro: il business plan

Siamo arrivati all’ultimo incontro di CoopUP Bologna, il percorso di  formazione, incubazione e networking promosso da Confcooperative Bologna Kilowatt, in collaborazione con Emil Banca e Irecoop Emilia Romagna e non poteva mancare un approfondimento sul Business Plan, lo strumento che riassume  l’idea imprenditoriale dal punto di vista qualitativo e quantitativo.

Tutti gli strumenti utilizzati durante il percorso – dal value propositin canvas alla validation timeline – andranno a comporre il business plan, che di fatto è uno strumento di dialogo con l’esterno: è il documento con cui l’idea o impresa viene raccontata ai propri interlocutori e ovviamente cambia a seconda del destinatario: sarà diverso se necessario per partecipare un bando o da presentare a una banca per chiedere un finanziamento. Perciò, ogni volta deve essere redatto mettendo in luce alcuni aspetti anzichè altri.

Il Business Plan non ha una struttura definita per legge, ma ci sono alcunee linee guida consigliate: vediamole insieme.

1_La struttura

Prima parte: qualitativa

  • Executive summary: è la descrizione sintetica del progetto, ne deve dare una visione completa e deve invogliare alla lettura. Di solito, è l’ultima parte che viene scritta perchè necessità di una visione complessiva del progetto.
  • Chi siamo e governance: il team, le persone o le organizzazioni che partecipano al progetto. In questa parte è utile descrivere anche le competenze e le professionalità dei membri necessarie allo sviluppo del progetto.
  • Identità: definire la vision, ossia la visione a cui tende il progetto, proiettata nel futuro. Deve essere chiara, avvincente, cioè deve interessare l’interlocutore e spingerlo a proseguire la lettura, e disponibile, cioè restare pertinente in qualunque fase del progetto. Oltre alla vision, esiste anche l’impact vision, cioè la visione che descrive il cambiamento che si vuole generare. Si differenzia dalla vision classica perchè si rivolge ai beneficiari. L’impact vision in particolare è fuori dalla zona di comfort, cioè qualcosa che non si realizza immediatamente, ha un orizzonte temporale più ampio, ma è comunque raggiungibile.

Osservando l’esempio di Kilowatt si capisce come l’impact vision preveda un cambiamento interno: lavorare bene significa avere degli standard alti di qualità della vita; perciò quello che Kilowatt offre non è solo spazio di lavoro e servizi, ma si impegna a creare una comunità intorno a chi lavora a Kilowatt e per i soci stessi.

Bisogna tenere presente che le imprese sociali hanno sempre una impact vision perchè incorporano l’impatto su territorio e comunità nel loro modello di creazione del valore.

Oltre alla vision, si può indicare la mission del progetto, cioè le azioni messe in campo per raggiungere la vision (per esempio, scegliere solo ingredienti biologici per realizzare i propri prodotti). A differenza della vision che tendenzialmente non cambia, la mission può mutare nel tempo.

  • contesto: descrivere il contesto socio-economico e territoriale in cui si opera.
  • pubblici e community: chi sono gli interlocutori? A chi si rivolge il progetto? Per compilare questa parte, è utile attingere a quanto descritto nella scheda community, di cui abbiamo parlato qui.
  • bisogni: descrivere quali bisogni soddisfa il progetto, in relazione ai pubblici di riferimento.
  • proposta di valore: descrivere quello che il progetto offre in relazione ai pubblici e bisogni; non esiste un’unica proposta di  valore, ma una per ogni pubblico individuato. A questo punto, è indispensabile quanto inserito nel value proposition canvas, di cui abbiamo parlato qui.
  • offerta e soluzione: descrivere come l’idea di impresa risponde ai bisogni individuati.
  • elementi innovativi: quali elementi differenziano il progetto e l’idea di impresa. Si distingue tra due tipologie di innovazione: innovazione incrementale: rispetto ai progetti che già esistono, il servizio offre qualcosa in più, e  innovazione disruptive: l’idea di impresa si differenzia completamente da quello che è già sul mercato. Airbnb e tutti i servizi nati con il digitale sono disruptive perchè cambiano completamente servizi già esistenti (non necessariamente in meglio). Fairbnb è invece un esempio di innovazione incrementale, poichè cambia e migliora gli elementi negativi di Airbnb.

Seconda parte: quantitativa

  • modello economico: descrivere e raccontare quando espresso in numeri nel piano dei conti. È consigliato inserire un piano dei conti di avvio del progetto e uno riferito a uno stadio più avanzato per dimostrare che l’idea è sostenibile economicamente.
  • mercato e competizione: descrivere il lavoro di benchmarking fatto; è utile spiegare anche i motivi che hanno guidato la scelta dei competitor.
  • fattori di rischio /ipotesi di partenza: sono le ipotesi alla base del progetto, quelle che, se non validate, ne possono compromettere la realizzazione. È interessante inserire e spiegare i dati emersi da eventuali interviste fatte per validare le proprie ipotesi.
  • test: descrivere i test fatti per validare le ipotesi di partenza del progetto.
  • indicatori e criteri minimi di successo: è la descrizione della validation timeline, completa dei criteri minimi di successo come indicatori di monitoraggio delle attività.
  • risorse disponibili e da acquisire: descrivere le risorse economiche, umane, le competenze ecc. necessarie allo sviluppo del progetto.

Questa quarte edizione del percorso sta per concludersi: ricordiamo l’ultimo appuntamento MrWolf il prossimo 30 gennaio dalle 18,30 alle 20,00 alle Serre dei Giardini Margherita, Bologna: parleremo di prototipazione e testing, analizzando una delle realtà del percorso con l’intervento di mentor e professionisti esterni. Qui l’evento Facebook.

Per informazioni: coopupbo@confccoperative.it

Di seguito, le slide dei relatori.

 

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