Valutazione di impatto, piano dei conti, community organizing e benchmarking: il terzo incontro di CoopUp Bologna 2018

Il terzo appuntamento di CoopUP Bologna, il percorso di  formazione, incubazione e networking promosso da Confcooperative Bologna Kilowatt in collaborazione con Emil Banca e Irecoop Emilia Romagna, dello scorso giovedì 29 novembre alle Serre è stato ricco di argomenti e riflessioni: vediamoli insieme.

1. L’impatto: perchè è importante e perchè valutarlo

Valutare l’impatto di un progetto significa cambiare paradigma e prendere in considerazione non tanto i risultati nel breve peridodo, quanto il cambiamento che si intende generare nel lungo periodo. La valutazione di impatto si basa sulla teoria del cambiamento, un approccio che può guidare una organizzazione nel tracciare le proprie azioni partendo dal cambiamento che vuole generare: da qui si fissano le azioni da compiere per realizzarlo.

Per valutare l’impatto si deve pensare non tanto al risultato ottenuto – che è la conseguenza diretta di una azione – quanto all’impatto generato, cioè il cambiamento duraturo (a livello sociale, ambientale ecc.), che si manifesta di solito in 5/10 anni. Ragionare sugli impatti significa anche ragionare sugli effetti di un’attività, più che sulle risorse impiegate: quindi non è importante quanto si investe in formazione, ma quello che si impara; non è importante quanti soldi si investono in servizi sociali o ambientali, piuttosto il benessere generato nella comunità. Ovviamente questo approccio è più difficile e prevede che si tenga conto di un pubblico più ampio che vada oltre il target diretto del progetto.

2. Il piano dei conti

Il piano dei conti è uno strumento a uso interno e serve per:

  • valutare lo stato della propria attività
  • fare proiezioni per il futuro
  • misurare ogni accadimento

Ci permette, inoltre, di capire come sta andando la gestione economica del nostro progetto o impresa. Contiene due prospettive, quella economica e quella finanziaria: la gestione economica riguarda l’andamento dei costi e dei ricavi di esercizio, cioè le normali operazioni di acquisto e vendita; da questa emerge lo stato di salute dell’attività, cioè se stiamo generando un utile o siamo in perdita. La gestione finanziaria riguarda invece le entrate e le uscite finanziarie: è il portafoglio che ci permette di capire se riusciamo a far fronte a tutti i pagamenti.

Anche se il progetto è ancora solo un’idea, possiamo usare questo strumento per produrre delle stime e valutare se la nostra idea può essere sostenibile economicamente.

3. Community organizing

Nel momento in cui si progetta un prodotto o servizio per rispondere a un bisogno, è necessario coinvolgere la community di riferimento per creare insieme i requisiti di successo e la loro narrazione condivisa. Per far questo si ricorre al community organizing, mutuato da occasioni di organizzazioni di comunità movimentiste. Dal community organizing deriva, nella cultura della progettazione di un prodotto o servizio, il community-led development,con cui è possibile:

  • accettare che il risultato finale non sia predefinito, ma derivi da un processo maieutico con l’utente o le comunità per cui si progetta
  • identificare e prendersi cura dei e delle community leader, non solo dei portatori di interesse
  • sviluppare un livello di empowerment e di senso di appartenenza altrimenti non immaginabili
  • produrre beni comuni sotto forma di coesione

Con comunità si intende un sistema complesso che comprende utenti, stakeholder, beneficiari, partner e tutti i soggetti che sono coinvolti nelle attività, direttamente e indirettamente. Nel momento in cui iniziamo a progettare un servizio o prodotto è utile chiedersi se esistono già comunità che si occupano degli stessi temi e studiarle (per esempio tramite i gruppi Facebook o i forum dedicati a un argomento) così da capire se quello che stiamo immaginando va nella giusta direzione.

Di questo approccio sottolineiamo tre aspetti: 1) il modo di lavorare community-led fa emergere nelle persone del territorio e nelle comunità locali competenze e interessi mettendole al lavoro insieme; 2) le community devono essere pronte: prima che le persone possano portare un contributo per la loro community devono sentire di appartenerci; 3) è necessario concentrasi sui piccoli e significativi cambiamenti anzichè si cambiamenti sostanziosi, che richiedono molto più tempo.

[il ciclo del community organizing elaborato da Kilowatt]

Due esempi di percorsi di community organizing sono il progetto Lowaste e Labecò.

Lo strumento per conoscere e capire le community è la scheda community che ci permette di individuare: 1) da chi è composta la community 2) dove si trova 3) quali sono le aspettative e i timori delle persone che ne fanno parte.

[esempio di una scheda community]

4. Benchmarking

Chi sono i grandi essenti dell’Impact Model Canvas? I nostri simili (non solo concorrenti), o chi fa cose simili da cui imparare qualcosa.

L’analisi di benchmarking serve proprio a individuare e studiare chi fa cose simili a secondo tre prospettive: 1) identità: partendo dalle parole chiave che descrivono la proposta di valore; 2) canali: a partire dalle modalità con cui si entra in relazione con i propri target; 3) modello di business: a partire dalle risorse chiave e chi altro le utilizza.

5. Fare un’intervista

Le interviste sono un ottimo modo per verificare le ipotesi di partenza di un progetto o idea. Un canovaccio di base per l’intervista è l’empathy map, che serve a tracciare la quotidianità dei potenziali clienti. Una regola importante da ricordarsi è quella di non chiedere opinioni, ma sondare e mappare i comportamenti. Ecco alcune (delle 12) regole (secondo Steve Blank) per fare un’intervista:

  • domande aperte e non chiuse: non fare domande che contengono già una risposta
  • parrot back: ripetere quello che dice l’intervistato per capire se ci sono punti da esplorare
  • cercare pattern, ossia modelli comuni

6. Prossimi appuntamenti

Vi ricordiamo giovedì 6 dicembre dalle 18,00 alle 19,30 il secondo appuntamento MrWolf, il format di problem setting collettivo del percorso CoopUP Bologna. Sarà sottoposta all’analisi di mentor e professionisti esterni scelti per l’occasione, DAS una delle realtà del percorso: DAS è uno spazio di produzione artistica-culturale nel distretto della Manifattura a Bologna, un luogo dinamico in cui verranno ospitati esperimenti artistici, prove, produzione e post-produzione audio-video, workshop e laboratori educativi e formativi. Qui l’evento Facebook.

L’evento è aperto a tutti, senza obbligo di iscrizione.

Per informazioni scrivete a: coopupbo@confcooperative.it

Di seguito, le slide dei relatori.

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